L’azienda PERDA ‘IA (pietra viva), grazie all’esperienza acquisita nel tempo, nel rispetto della antica tradizione dei Picapedras della Sardegna, scolpisce con grande maestria le originarie pietre sarde (arenaria, trachite, basalto etc.), incastonandole tra di loro e unendole con armonia ai legni più pregiati.
Il laboratorio di Salvatore Tola per la lavorazione della pietra e produzione di complementi d’arredo si trova a Narbolia in provincia di Oristano, un luogo di alta tradizione nella lavorazione della pietra che risale al periodo nuragico.

A Narbolia è possibile visitare l’esposizione di alcuni oggetti, come tavolini, decorazioni pavimentali, specchi, cornici, portafoto, centrotavola, orologi ..

Pidapedras
Per scoprire la storia dei Picapedras in Sardegna bisogna tornare indietro al 1300/1400, quando gli Aragonesi sbarcarono nell’isola portandosi i Picapedras dalla Catalogna per i lavori di chiese e monumenti, costituirono una vera e propria scuola di scalpellini e costruttori.
Da allora gli eredi sardi continuarono la tradizione della lavorazione della pietra che per secoli hanno decorato architravi e stipiti di porte e finestre.

Le decorazioni consistono in sagomature di tipo gotico catalano, modanature intrecciate e colonnine con capitelli, i fregi delle finestre e delle case sono molto simili a quelli delle chiese e delle cappelle.

Passeggiare nei vicoli di Narbolia, Seneghe, San Vero Milis e tantissimi altri paesi è sicuramente un viaggio nel passato, come immergersi in una Sardegna antica, tante sono le testimonianze lasciateci dai Picapedras.

È un fiorire di archi inflessi e carenati, sia nelle case padronali ma anche in quelle più umili, incisioni nella mezzeria degli architravi con gustosi inserti fito e zoomorfi, rosoni, monogrammi e clipei con figurazioni araldiche, interpretate con gusto spiccatamente popolare.

Non è semplice assegnare uno stile unico a questi elementi architettonici, spesso compaiono stili di epoche diverse, i Picapedras continuarono ad utilizzare elementi del repertorio tardo-gotico introdotto dagli scalpellini catalani ma li fusero con elementi rinascimentali, barocchi e di altri stili.

Particolari costruttivi più rilevanti sono, l’arco inflesso, il cosiddetto motivo a fiamma al centro dell’architrave, cioè quella punta rivolta all’insù, il simbolo IHS (portato dai Gesuiti) e la ricorrente abitudine di porre la data della realizzazione.

IHS
Sigla di straordinario valore per i Cristiani: Costantino la vide disegnata in cielo e la lesse “In Hoc Signo vinces”, per altri è “In Hoc Salus”. In alcune scritture la si legge “Iesus Habemus Socium”, oppure “Iesus Hominum Salvator”; i Gesuiti sormontarono questa sigla con una croce e ne fecero il loro stemma.
Secondo alcuni studiosi è il monogramma di Bacco.
In Grecia, si scriveva IKTHYS e significa “pesce”. Tolta la K, trasformata la Teta in H, eliminata la Y, rimane IHS ed assume il significato di “Salvatore” della umanità.
Tale appellativo, già dato dagli indù a Vishnu, era stato dato dai Greci a Bacco. I Cristiani lo rivendicano come proprio ed originale, riferito a Gesù!